mercoledì 21 dicembre 2011

Basso elettrico

in stile Salvador Dalì, qui.

domenica 18 dicembre 2011

Ventidue anni fa


Timișoara (in ungherese Temesvár, in tedesco Temeswar o Temeschwar o Temeschburg, in serbo Темишвар, in turco Temeșvar) è un municipio della Romania di 307.347 abitanti [nel 2007], capoluogo del distretto di Timiş, nella regione storica del Banato, appartenuto all'Ungheria fino al 1918.


Tutte le varianti del suo nome derivano dal fiume Timiș, che sfocia nel Danubio vicino a Belgrado. Timişoara è una città multiculturale, con influenti minoranze, principalmente tedeschi, magiari, e serbi, ma anche italiani, palestinesi, e greci. Importante centro industriale, fu la prima città europea ad avere lampioni elettrici.
(fonte: Wikipedia)


La città non è però attraversata dal fiume Timiș, ma dal canale Bega.
Gemellata con diverse città fra cui Treviso (dov'è nato mio padre) e Graz (la città di Jochen Rindt e Oscar Klein).

Il 16 dicembre del 1989, a Timișoara scoppia la rivoluzione che portò alla caduta di Ceaușescu.

Negli stessi giorni, a Panama, gli USA rovesciano il governo del generale Noriega, ex-informatore della CIA; ed in Brasile si svolgono le prime elezioni libere, dopo 25 anni di dittatura.

Ah, e debuttano in prima serata nella rete Fox Broadcasting Company gli episodi di mezz'ora dei Simpson.

mercoledì 23 novembre 2011

Macerie: i cani dopo


Un breve excursus sui Cani Successivi:

Molti anni dopo Black, un altro cocker:

Till, l'Esagerato Contestatore Olandese, il Cane Filodrammatico, certo un tipico Cane Anni Settanta.
Till

Till
Si passa poi alla Dinastia dei Maremmani.

Dick e Lady preesistevano al mio primo periodo di frequentazione di Raymond Castle e della Contessa V, e con loro ho avuto un rapporto di rispettosa convivenza.


Dick
(La Forza, l'Equilibrio e la Riservatezza)

Lady (o Desi, o Lady Daisy)
(la Prepotente e Possessiva)
Ed infine Artù (o Arturo).
Artù è stato invece un Mio Cane Condiviso a tutti gli effetti anche se non convivente; aveva preso residenza  in campagna ma ci si frequentava spesso.
Artù: l'Allegro, l'Affettuoso, l'Atletico. L'Atipico.
Artù in un ritratto giovanile

In azione

lunedì 21 novembre 2011

Macerie: il cane numero uno


Trovo cose: questo foglio è una specie di certificato di nascita del cane numero uno, o forse cane numero zero, considerando che quando sono nato lui era già in casa. Un cocker, questo Black, di cui ho anche una o due foto, in qualche album, dentro qualche scatolone, in un magazzino. Salteranno fuori.
Il foglio mi riporta alla mente ciò che mi raccontavano i miei riguardo questo cane. Comprato dal proprietario siriano di un negozio di scarpe di Quilmes, era di indole mansueta ma il mio arrivo a casa provocò in lui delle evidenti crisi di gelosia, che lo spinsero ad architettare e mettere in pratica numerosi furti ai danni di accessori di mia pertinenza (*). Si deduce dal foglio che aveva compiuto un anno da poco al mio arrivo in quella villetta di Quilmes.
Circa un anno dopo la mia nascita ci stavamo già trasferendo a Firenze, e Black fu lasciato in buone mani, presso amici di famiglia. Per uno come me particolarmente cagionevole di sensi di colpa, mi sembra abbastanza.

Ah, quell'indirizzo di Mar del Plata (San Juan 2166) non so a cosa si riferisca. Se qualcuno avesse la ventura di passare da quelle parti, dia un'occhiata e mi facesse sapere, per favore.



(*) Sì, esatto, soprattutto pannolini, 'mbè?

sabato 29 ottobre 2011

Le solite divagazioni (ma ditelo se esagero)

Aa, una chiesa di Groningen (foto Wikipedia)
A suo tempo, il cugino El Gloria ed io installammo sui nostri blog Feedjit, non so se avete presente quel trespolo con le bandierine che dice chi si è collegato al blog, quando, e (a volte) perchè.
Personalmente lo trovavo divertente, anche se i primi tempi mi procurava una certa apprensione accorgermi che proprio in quel momento uno sconosciuto era casualmente capitato su qualche nostro post e forse stava anche leggendo le cazzate che avevamo scritto. Invece il cugino d'oltre Atlantico non ha mai dato molta importanza allo strumentino, trovandolo impreciso, casuale e poco affidabile.
Venne il momento che l'altro mio blog (quello nostalgico sulle gare d'auto) cominciò ad avere un certo codazzo di visitatori abituali e raggiunse una limitata popolarità. Cercai uno strumento un pò più sofisticato che mi permettesse di avere una maggiore percezione delle visite, e incontrai StatCounter.
Lo montai sul blog nostalgico ed anche qui, su Nulla.
Indubbiamente StatCounter dà maggiori informazioni, è più specifico su cosa fanno i visitatori, cosa si scaricano, quanto tempo passano sui post, eccetera. Anche se non è scevro anche lui di una certa imprecisione sulla provenienza dei lettori, dovuta, immagino, alla faccenda degli IP dinamici.
Comunque adesso convivono, i due strumenti, e direi piuttosto pacificamente. 
E' normale che, per lo stesso accesso, indichino località diverse ma relativamente vicine fra loro.
Ma in certi casi entrano in conflitto in maniera esagerata.
Faccio alcuni esempi di come lo stesso visitatore viene interpretato diversamente dai due gadget:
(temo si dovrà cliccare sulle immagini per vederle meglio, ma per chi non avesse voglia di farlo, le spiego a parole)


un accesso visto da Feedjit
lo stesso accesso visto da StatCounter

Questo è un caso abbastanza tipico: il nostro amico brasiliano giunge al blog attraverso Google Web Preview, e Feedjit ci segnala che l'accesso è avvenuto da Mountain View, California, che è appunto una sede di Google.

questo signore viene da Groningen, Olanda
quest'altro signore viene dal Veneto,
 ma guarda caso alla stessa ora e sullo stesso post dell'altro
 signore, e, notare, usando Google Web preview
Non è difficile fare 1+1 e dedurre che si tratta nei due casi dello stesso signore (grazie della visita, comunque)

oh, un altro ospite che viene da Groningen
(sarà il caso di organizzare un pullman?)
stessa ora della notte, stessa pagina del blog,
 ma viene da Firenze, e sempre usando quel browser

Direi che il meccanismo è piuttosto chiaro, ed il ricorso a StatCounter spiega quella quantità di accessi da Groningen che Feedjit mi restituiva.
Groningen, località jolly da affibbiare ai lettori che Feedjit non sa da dove vengono?
E' l'ipotesi che avevo fatto, finchè ho scoperto che nella località olandese c'è un enorme Google Data Center (niente avviene per caso) apprezzabile per esempio dalle foto di questo utente Flickr (http://www.flickr.com/photos/erwinboogert/sets/29760/).
Ma, a questo punto, e nell'attesa che un giorno un vero visitatore di Groningen in carne ed ossa si faccia vivo su questi blog... la curiosità di una visitina alla città mi è venuta, ed è quello che ho fatto, ovviamente attraverso la rete, per vedere, oltre al Datacentrum, quali altri motivi di interesse possa offrire.
Questa cartolina proviene direttamente da Wikipedia:


Forse proprio ciò che ci si aspetta da una città olandese?

(fine 1.a parte)

mercoledì 26 ottobre 2011

Eccola una risposta, mettiamola da parte



Un breve dialogo con V, incentrato sul perchè avessi scelto questa immagine per rappresentarmi su Blogger e (ebbene sì) su facebook.
La domanda è: ti identifichi di più in James Stewart? nella sua ombra? in Harvey? o nell'ombra di Harvey?
Scelgo Harvey, ovviamente. Anche perchè non c'è nell'immagine.
Sì, mi risponde V, ma sai perchè non c'è Harvey nella foto? Perchè la stava scattando lui.

Ma cazzo. Ci sarei dovuto arrivare da solo.
Si ricollega parecchio, direi. Con cosa? ma per esempio con la famosa foto della cresima, quella che secondo la testimonianza di Art Blakey (o di un suo sosia), sarebbe stata scattata da un mio sosia. Un clone, che però si sarebbe prodotto di poco più vecchio di me (su questo punto mi sfugge forse qualche inquietante verità?).

Ad ogni modo, la consonanza con l'ipotesi di V sulla locandina del film di Henry Koster non si può ignorare.
Parallelismi che si mantengono in equilibrio fra Calvino, con la sua pulsione ad incrociare destini presso taverne o castelli un pò isolati, e la contrastante tendenza di Borges a biforcare sentieri, quando solcano giardini altrettanto isolati.

(foto Perelli)

martedì 25 ottobre 2011

sabato 8 ottobre 2011

Memorie di un prostatico cultore di Borges

"Ho raccolto tutte le mie flussimetrie in un libro. Il titolo sarà:
Minzioni"

giovedì 6 ottobre 2011

Notizie da Buenos Aires

qui lunedì prossimo è festa nazionale

si celebra Cristoforo Colombo quando disse:

"EVVAI, QUI CI SONO UN MUCCHIO DI IGNORANTI DA CONQUISTARE PER FARLI LAVORARE DA SCHIAVI E CONTAGIARLI CON LA SIFILIDE!!!"

è ciò che di buono abbiamo noi argentini
festeggiamo quello che c'è

(brindisi)

mercoledì 28 settembre 2011

mercoledì 21 settembre 2011

MACERIE // Trovato!


Quando ormai avevo perso le speranze, eccoli qui gli episodi di Martin Mystere che si vanno a inserire nella caleidoscopica ma inquietante congerie di  tessere informi che fanno parte di questa cosa che ho chiamato MACERIE. E che comincia qui, ma forse, nella fattispecie, di più qui.

Ricerche che sto conducendo su tutt'altri fronti, mi ha portato ad imbattermi casualmente in questi libretti (ed a impossessarmene); ma comunque ne riparleremo.

venerdì 9 settembre 2011

Quadro


mercoledì 7 settembre 2011

Quadro


domenica 4 settembre 2011

Quadro


venerdì 2 settembre 2011

Quadro

Qualche giorno di vacanza; ho lasciato programmato qualche quadro. Sono tutti di Sergio V.


lunedì 29 agosto 2011

Un quadro


Ho deciso di appendere nel blog dei quadri che per ragioni di spazio non appendo in casa.

giovedì 25 agosto 2011

lunedì 22 agosto 2011

domenica 21 agosto 2011

Memorie degli anni settanta o anche prima

























Mio padre dirigeva dei cantieri in Calabria, in quel periodo; un giorno gli fu recapitato questo ritaglio di giornale; per chi non l'avesse notata, la scritta a macchina sopra il titolo palesa il senso del messaggio.

martedì 9 agosto 2011

Aggiornamenti ed approfondimenti

riguardanti quel multi-post dell'11 luglio che così tanti consensi ha raccolto anche al di fuori dei confini del mio tinello.
Per quanto riguarda la ripresa del film con De Sica effettuata in Viale Libia, ho scattato una foto cercando un'inquadratura confrontabile con una del film, compatibilmente con i cambiamenti avvenuti in zona negli ultimi 56 anni, a cominciare dai lavori per la metropolitana.




E poi la notizia che il Ken Tyrrell Memories, presente su facebook, pubblicherà un mp3 con una versione di Little Wing suonata da Michele Alboreto (al basso) con il fratello.

E la scoperta (per me) di un altro caso di jazzista-pilota: si tratta di Johnny Claes, un belga (nato a Londra) che, in sintesi, possiamo ricordare sul fronte musicale per aver collaborato in Olanda con Coleman Hawkins e, sull'altro fronte, per i 7.i posti al G.P. di Monaco del '50 ed al G.P. del Belgio del '51.

Come nel caso di Allen Eager, le due attività non si sono sovrapposte, dato che Claes ha lasciato la carriera di musicista a metà degli anni '40 per dedicarsi alle competizioni.

venerdì 5 agosto 2011

??

Invito i lettori abituali od occasionali a formulare ipotesi sulle motivazioni che possano aver indotto i condomini di questo palazzo ad apporre questo avviso.

giovedì 4 agosto 2011

lunedì 11 luglio 2011

Compatibilità ed altri animali

"...invece del cumino, aggiungi un po' di zenzero"

"lo zenzero nelle polpette? non ci va lo zenzero con la carne. La nonna non ce lo metteva mai! E' sbagliato mettere lo zenzero nelle polpette"

"ricordati una cosa: quando cucini, se vuoi sorprendere, ogni tanto devi fare degli errori"


Questo breve dialogo - citato a memoria - sull'uso delle spezie è tratto dal film greco-turco "Un tocco di zenzero"; una vicenda ambientata durante il periodo dei dissidi fra Grecia e Turchia per la questione di Cipro, affrontata da un punto di vista prevalentemente gastronomico.
Bene, un post deve iniziare in qualche modo e adesso possiamo dire che è iniziato; anche se è un inizio che non ha molto a che vedere con l'argomento che volevo trattare: in comune c'è però il concetto di interdisciplinarietà.
Cucina e storia politica: due materie molto diverse ma evidentemente compatibili; come possono esserlo l'alpinismo e l'algebra, o la pesca d'altura e la filatelia; nulla vieta a priori che tali argomenti possano essere trattati nello stesso contesto o addirittura praticati contemporaneamente.
Però qui entriamo nel vivo del problema: cosa succede quando le due (o più, perchè no) discipline sono sospette di possibile incompatibilità? Nel mio caso, un piccolo dramma interiore, una specie di blocco psicologico, di cui ho deciso di parlare.
"Who cares?" si chiederà qualche lettore dotato di aplomb britannico; "e chi se ne fotte" esclamerà invece qualche altro di indole più istintiva. Non importa; ormai il post è partito; e aggiungo: non solo è un post multidisciplinare (oltre che multimediale), ma anche pluriblogghistico, e forse anche transpiattaformico. Tant'è vero che continua QUI.

domenica 10 luglio 2011

Girano chiacchiere su Schrödinger

E' da poco uscito su Nada un post (questo) rielaborazione di una chat fra El Gloria ed il sottoscritto, nella quale si sono toccati alcuni argomenti che prendevano le mosse, alla fin fine, dall'irrisolto caso del gatto di Schrödinger.
Mi stavo chiedendo se era il caso di produrre una traduzione del post in italiano per proporlo anche da questa parte dell'Atlantico, quando l'idea di mettermi a tradurre mi ha fatto sorgere un dubbio di quelli che ogni tanto mi vengono, e di cui vado orgoglioso. Ed è questo:
Come chattano i francesi? E soprattutto, come chattano i francesi quando l'argomento è il gatto? Dato che, non parlo francese, ma, come tanti, so che il gatto i francesi lo chiamano chat. 
Non bollate come superficiale questa domanda. Il problema è che i francesi il francese lo parlano abitualmente, e, alcuni, piuttosto bene. Sapendo quanto essi siano ritrosi ad utilizzare termini stranieri (ed in questo caso si crea un conflitto forse imbarazzante), ho fatto una breve ricerca in rete ed ho scoperto qui che effettivamente il problema se lo sono posto anche loro, istituendo una commissione apposita, che opera all'interno dei ministeri. L'articolo è del marzo 2010, e non sono in possesso di notizie sugli sviluppi successivi della questione. Dello stesso periodo è anche questo articolo dal quale apprendo che i tedeschi, invece, hanno tendenza ad usare termini anglofoni che nemmeni gli inglesi usano.
Comunque per i tedeschi gatto si dice Katze. Però se devono dire c'erano quattro gatti dicono es waren nur wenige da che tradotto in italiano significa solo pochi erano lì. Questo è proprio avere il gusto della parafrasi.

giovedì 30 giugno 2011

"Dio, fra le altre cose, inventore dell'ornitorinco"

V ha un pò di mal di testa
e quindi oggi niente esercizi al sax

in queste circostanze sarebbe comodo un sax midi
che potresti suonare con le cuffie

già

a suo tempo è stato quanto di più moderno
ma non ha mai preso piede veramente

il sassofonista per natura ha bisogno di un approccio viscerale con lo strumento
e ovviamente non ha dimestichezza con la tecnologia


questo vale per tutti coloro che suonano strumenti a fiato



certo
il sax midi è un tentativo di ibridazione
assimilabile in natura all'ornitorinco

gli stessi aborigeni australiani
all'idea di suonare un ornitorinco
hanno preferito inventare il didjeridoo

sicuramente, Dio, inventore dell'ornitorinco, fra le altre cose, e l'inventore del saxo midi avrebbero da parlare parecchio sulla convenienza di lanciare sul mercato progetti altamente di rottura prima di verificare se la società è preparata ad accoglierli

è anche un fatto di promozione del prodotto
ho un ricordo
vago
di Michel Brecker che suonava un sax midi

si

ma nessuno ha mai visto Konrad Lorenz portare a passeggio un ornitorinco

humm
forse ciò si deve ad una superiorità intellettuale di Lorenz rispetto a Brecker
o anche ad una maggiore umiltà da parte sua
non si sono nemmeno mai viste foto di Konrad Lorenz andare in giro con giacche dalle spalle rinforzate ed i capelli stirati

probabilmente non si è lasciato influenzare molto dalle mode degli anni ottanta

si
deve essere così

mercoledì 29 giugno 2011

Riordinati gli appunti, riprendo con un chiarimento: questi post sono stati scritti qualche tempo dopo rispetto alla data che portano in intestazione. Più precisamente: sono stati scritti successivamente all'effettivo svolgersi dei fatti, ma sono stati postati forzandone la data in modo da rispettare scrupolosamente la cronologia. Forse avrei potuto spiegarlo meglio. Ad ogni modo se qualcuno in futuro, cioè anche adesso, si trovasse nella situazione di poter integrare con altri elementi i fatti che sto narrando, potrà farlo inserendoli per lo meno nella corretta sequenza temporale.


Rispondo alle domande del Tizio partendo da lontano, cioè raccontandogli fatti ormai noti a molti: la nascita di Nulla come succursale italiana di absolutamentenadadenada (Nada) traducendo alcuni interventi del cugino El Gloria e sviluppando col tempo un'autonomia blogghistica.
Purtroppo, mi dice Il Tizio, le mie competenze territoriali non mi permettono di occuparmi anche di questo Nada, ma stia tranquillo, stiamo organizando delle strutture di supporto anche in Sud America.
Accolgo la notizia con un indefinito senso di malessere.
Bene, vedo che è anche implicato un tale SuperG, mi dice il tizio dando un'altra occhiata al riquadro della redazione. Perchè usa il termine implicato? gli chiedo.
Beh, coinvolto, insomma, mi risponde.
Questo Tizio deve avere un brillante passato nei Carabinieri, penso. Il tono è spesso inquisitivo, come la scelta dei termini.
Guardi, gli dico, SuperG è un amico d'infanzia, compare come coautore per poter entrare e uscire quando vuole. Ma la sua attività di blogger si svolge altrove.
Ah, mi chiede, che blog gestisce?
Vengo colto da un improvviso impulso a mentire.
Intrepidismi, gli dico. Ma non esercita a Roma. A Puentes, in Spagna, invento.
Il Tizio si disinteressa allora a SuperG e l'intervista prosegue con domande piuttosto generiche sulla metodologia di blogging, la frequenza e tipologia dei post. Cose di questo genere.
Rispondo con circospezione, pur non avendo niente da nascondere; ma quando Il Tizio si interessa ai miei progetti futuri, mi insospettisco.
E mi guardo bene dall'alludere al nuovo progetto che rimugino da tempo.

mercoledì 22 giugno 2011

54

sabato 18 giugno 2011

promemoria

(GoogleEarth)

mercoledì 15 giugno 2011

Nel fine settimana il pensiero è andato spesso all'incontro con Il Tizio; la sua visita mi aveva colto alla sprovvista, ma ripensandoci a mente fredda avevo trovato alquanto stravagante che Google proponesse un'assistenza "domiciliare", per cosiddire, e a livello così capillare, tra l'altro, in un probabile tentativo di umanizzare il rapporto con l'utente; però, a dire il vero, la sensazione più strana la provavo ripensando alle caratteristiche del personaggio che mi avevano affibbiato. Da un punto di vista strettamente antropologico, Il Tizio rientrava pienamente nella figura del venditore di fregature: persona cordiale e sicura di sè, convinta e convincente, abbastanza invasiva; caratteristiche che, essendo totalmente assenti nella mia personalità, mi sarebbero normalmente sufficienti per tenerlo a distanza di sicurezza. Però...
però ero assediato dalla sensazione che Il Tizio mi fosse in qualche modo familiare, come se lo avessi già frequentato in passato; forse l'aspetto fisico, forse la voce; non riuscivo a focalizzare.
La cosa più probabile è che in una delle aziende presso le quali avevo lavorato in qualche remota epoca come consulente esterno, Il Tizio facesse parte di qualche settore, sicuramente quello commerciale.

Comunque il lunedì è giunto; arrivo in ufficio all'ora solita e mi trovo Il Tizio già sistemato in anticamera che intrattiene la segretaria raccontandole alcuni evidentemente interessantissimi aneddoti che aveva vissuto da protagonista; qualcosa di relativo alla vita nei sommergibili, o nei batiscafi; la segretaria sembra apprezzare, a giudicare dagli ansiti di gradimento, ed io, ben lungi dal dimostrare interesse per il racconto del Tizio, lo interrompo gentilmente invitandolo a entrare nella mia stanza e dichiarandomi pronto a iniziare immediatamente.
Si siede e mi apostrofa: prima di cominciare, mi tolga una curiosità: chi è quel signor... come si chiama, l'alleluja? Lo guardo interrogativamente; prego?
Sì, insomma, un nome di quel genere, l'osanna... spazia con gli occhi lungo la parete come cercando qualcosa e fermando lo sguardo finalmente sul riquadro REDAZIONE in alto a sinistra; ah, ecco, El Gloria. Cosa mi sa dire di lui?

mercoledì 8 giugno 2011

Il tizio mi allunga un biglietto da visita sul quale, sotto il nome e cognome (che come escamotage puramente narrativo per il momento non divulgherò) (*) campeggiano le parole:

Blogger
Blog-publishing Tools
Quality Control Agent

CONTROLLO DI QUALITA'!?! inorridisco, buttando il biglietto da visita nel cassetto della scrivania, come fosse contaminato. Avevo già avuto a che fare con questi tecnocrati impiccioni quando lavoravo come sviluppatore di software.
Sono venuto per una prima presa di contatto, esordisce; declama di appartenere ad una nuovo gruppo di supporto che ha lo scopo di proporre una collaborazione con i singoli utenti per spingerli a perseguire una crescita qualitativa dei contenuti veicolati dai loro blog.
Questa attività, mi dice, è finalizzata ad una razionalizzazione delle strutture di Blogger; il fine ultimo è quello di scindere gli utenti in due categorie: una che potremmo definire di elite, che godrà di facilitazioni come ad esempio maggiori spazi su Picasa e migliori posizionamenti dei loro blog nelle ricerche su Google; la seconda, che potremmo definire categoria di basso livello, senza offesa, godrà di servizi ridotti, diciamo ridotti anche rispetto agli attuali, e, non è escluso, anche a pagamento: ma non si preoccupi, non sarà sicuramente il suo caso; non le nascondo che nutriamo la speranza che molti di questi blogger prendano la decisione di spostarsi su altre piattaforme, con le buone o le cattive.
La nostra struttura si sta radicando sul territorio e stiamo cercando di fornire consulenti addirittura a livello di quartiere; a titolo sperimentale, il suo quartiere ne ha già uno: ha davanti a lei il suo Quality Control Agent di riferimento territoriale! conclude con un sorriso smagliante. Pensa che culo, medito.
Prendiamo appuntamento per il lunedì mattina, per una prima serie di quesiti conoscitivi.




(*) Il che comporta che continuerò a riferirmi al tizio come Il Tizio

domenica 5 giugno 2011

Ieri è venuto un tizio

Era quasi ora di chiusura, dato che il sabato faccio mezza giornata; non si era visto un essere umano per tutta la mattina e l'attività era stata quanto meno scarsa. In realtà no, entrando in ufficio verso le 9 avevo visto la segretaria che occupava l'anticamera che si frappone fra il mio studio e quello del commercialista; questi tre vani ed un bagnetto costituiscono l'appartamentino di cui divido l'affitto col Dottore in Scienze Commerciali; in realtà non avrei saputo che farci con una segretaria, ma visto che il Dottore in Scienze Commerciali, prima di partire per le vacanze, mi aveva pregato di tenerla un po' occupata durante la sua assenza, avevo deviato il mio telefono sul suo in modo che, nell'improbabile ipotesi che qualche chiamata fosse stata per me, avrebbe poturo ripassarmela. Così, per darmi un tono.
In effetti l'ho sentita rispondere a parecchie telefonate, ma, come previsto, sono tutte rimaste confinate al di là della porta del mio studio.
Sto rimettendo a posto alcuni programmi di grafica rimasti in giro, ed un nuovo convertitore video provato in mattinata. Sento il campanello, delle voci nell'anticamera e sento bussare alla porta; si affaccia la segretaria: mi scusi, signor Milo, ma ci terrebbe a vederla con urgenza il signor... e si interrompe con un sorriso stranito, come se si fosse improvvisamente dimenticata il nome del tizio che voleva parlare con me; il momento di imbarazzo dura poco, perchè il tizio entra con decisione, mano tesa e sorriso accattivante: ah, allora è lei il tenutario di questo blog?
mi alzo e gli stringo la mano con poca effusione attraverso la scrivania; in effetti sì, gli dico, il gestore sono io, ma a quale blog si riferisce in particolare?
mi risponde: ilcosoassoluto, come si chiama, quello con la brocca d'acqua, capito quale?
sì, sì, si accomodi, gli dico, lanciando una plateale occhiata all'orologio appeso alla parete, della quale il tizio non si accorge perchè impegnato a seguire altrettanto platealmente il basculare delle forme della segretaria che si allontana.
Gli chiedo:  Lei è...?
(continua...)

giovedì 2 giugno 2011

Festa della Repubblica (secondo l'Artusi)

(cliccare per scaricare le ricette in PDF da DivShare)

 

giovedì 26 maggio 2011

Il sommo Artusi IV

186. - Maccheroni col pangrattato.


   Se è vero, come dice Alessandro Dumas padre, che gl'Inglesi non vivono che di roast-beef e di budino ; gli Olandesi di carne cotta in forno, di patate e di formaggio ; i Tedeschi di sauer-kraut e di lardone affumicato ; gli Spagnuoli di ceci, di cioccolata e di lardone rancido ; gl'Italiani di maccheroni, non ci sarà da fare le meraviglie se io ritorno spesso e volentieri sopra ai medesimi, anche perché mi sono sempre piaciuti, anzi poco mancò che per essi non mi acquistassi il bel titolo di Mangia maccheroni, e vi dirò in che modo.
   Mi trovavo nella trattoria dei Tre Re a Bologna, sarà la bellezza di quarantacinque anni, in compagnia di diversi studenti e di Felice Orsini amico d'uno di loro. Erano tempi nei quali in Romagna si discorreva sempre di politica e di cospirazioni ; e l'Orsini, che pareva proprio nato per queste, ne parlava da entusiasta e con calore si affannava a dimostrarci come fosse prossima una sommossa alla testa della quale, egli e qualche altro capo che nominava, avrebbero corsa Bologna armata mano. Io nel sentir trattare con si poca prudenza e in luogo pubblico di un argomento tanto compromettente e di un' impresa che mi pareva da pazzi, rimasi freddo a' suoi discorsi e tranquillamente badavo a mangiare un piatto di maccheroni che avevo davanti. Questo contegno fu una puntura all'amor proprio dell'Orsini il quale, rimasto mortificato, ogni volta che poi si ricordava di me, dimandava agli amici : — Come sta Mangia maccheroni ? —
Mi par dì vederlo ora quel giovane simpatico, di statura mezzana, snello della persona, viso pallido rotondo, lineamenti delicati, occhi nerissìmi, capelli crespi, un po' bleso nella pronunzia. Un'altra volta, molti anni dopo, lo combinai in un caffè a Meldola nel momento che fremente d'ira contro un tale che, abusando della sua fiducia, l'aveva offeso nell'onore, invitava un giovane a seguirlo a Firenze per aiutarlo, diceva egli, a compiere una vendetta esemplare. Una sequela di fatti e vicende, una più strana dell'altra, lo trassero dopo a quella tragica fine che tutti conoscono e tutti deplorano, ma che fu forse una spinta a Napoleone III per calare in Italia.
   Ritorniamo a bomba.
   Maccheroni lunghi e che reggano bene alla cottura, grammi 300.
   Farina, grammi 15.
   Burro, grammi 60.
   Formaggio gruiera, grammi 60.
   Parmigiano, grammi 40.
   Latte, decilitri 6.
   Pangrattato quanto basta.
   Se vi piacessero più saporiti aumentate la dose del condimento.
   Ai maccheroni date mezza cottura, salateli e versateli sopra lo staccio a scolare. Mettete al fuoco in una cazzaruola la metà del burro e la farina, mescolando continuamente; quando questa comincia a prendere colore versate il latte a poco per volta e fatelo bollire per una diecina di minuti ; indi gettate in questa balsamella i maccheroni e il gruiera grattato o a pezzetini e ritirate la cazzaruola sull'orlo del fornello onde, bollendo adagino, ritirino il latte. Allora aggiungeteci il resto del burro e il parmigiano grattato ; versateli poi in un vassoio che regga al fuoco e sul quale facciano la colma e copriteli tutti di pangrattato.
   Preparati in questa maniera metteteli sotto al forno di campagna o sotto a un coperchio di ferro col fuoco sopra, e quando saranno rosolati serviteli caldi per tramesso o, meglio, accompagnati da un piatto di carne.

lunedì 16 maggio 2011

Mr.Bean nella nebbia


















Di ritorno dal passaggio della Mille Miglia a Vallelunga, apprendo di aver inconsapevolmente fotografato l'attore Rowan Atkinson, anche se è arduo dire se lui è al volante o quello col casco.

giovedì 12 maggio 2011

e senza comisioni...

venerdì 6 maggio 2011

MACERIE // Aggiornamento al post di Pasqua

(cioè questo).


Apprendo da qui (su segnalazione di El Gloria) che la nave che nel 1960 mi ha portato in Egitto (e che mi ha riportato indietro 8 mesi dopo), è andata in rottamazione. Da più di un anno.

Considerando che il 23 settembre del 1957 effettuò il suo viaggio inaugurale, cioè praticamente 3 mesi dopo la mia nascita, la notizia non mi fa un bell'effetto.




 
 (fonte: http://delamarylosbarcos.wordpress.com/2010/03/04/“ausonia”-final-prosaico-para-un-barco-clasico-hecho-en-italia/)

giovedì 5 maggio 2011

MACERIE // Brevi considerazioni senza soggetto

Non certo allo scopo di favorire la perniciosa tendenza alla divagazione di questa cosa che ho chiamato macerie, vorrei aprire una piccola parentesi che riguarda quella tecnica fotografica surrealista chiamata Outagraphy inventata da Ted Joans, artista del quale da qualche parte si è già parlato.
In sostanza si tratta di scattare fotografie in cui il soggetto rimane fuori dall'inquadratura... Non ho trovato in rete opere di Ted Joans frutto di questa tecnica, e non è escluso che si sia limitato a teorizzarla.
Se qualcuno avesse qualcosa da segnalarmi al proposito, gliene sarò grato.
Sono comunque portato a pensare che una possibile applicazione dell'Outagraphy possa consistere nel fornire all'interno dell'inquadratura quegli elementi che siano sufficienti all'osservatore della foto per stabilire quale sia il soggetto, anche se non si vede; però non credo che basti fotografare l'ombra del proprio gatto sul muro e titolare la foto il mio gatto per fare dell'Outagraphy, non avrebbe molto di surrealista.
Peraltro Susan Sontag sostiene che la fotografia, in generale, è la sola arte naturalmente surreale (*). E questo taglierebbe la testa al toro.
Per quanto mi riguarda, ritengo però che da un certo punto di vista l'artista, in quanto proponente una sua visione della realtà, propone il proprio edonistico modo di vedere, insomma non fa altro che proporre se stesso.
Ma un se stesso che il più delle volte, nel caso del fotografo, non compare nell'inquadratura
Sulla base di questa considerazione mi sento di lanciarmi quindi in un'affermazione azzardatissima: la fotografia, intesa come disciplina, è quasi sempre Outagraphy, a meno che il fotografo non appaia nella foto; dovremmo quindi escludere per lo meno la categoria degli autoritratti.
Ma a suo tempo, in alcune foto della mia famosa (?) serie dei selfportraits ho modestamente tentato una specie di compromesso fra l'autoritratto e l'Outagraphy.

Vabbè, ma una volta enunciata questa specie di sillogismo, cosa c'entra l'Outagraphy con macerie?
Eccoci: chi ha seguito macerie dall'inizio sa che il tutto prende forma da quella foto della cresima e dalla testimonianza di Art Blakey immaginata da El Gloria, che finisce per concentrare la sua allucinata attenzione sulla figura del fotografo. Che, in quanto fotografo, è "off", non c'è.


(*) S.Sontag. Sulla Fotografia. Realtà e immagine nella nostra società.

domenica 1 maggio 2011

sabato 30 aprile 2011

Fraxinus maximus

Ed ecco a voi...



il frassino più grande delle Marche.

(vi sembra poco?) 

lunedì 25 aprile 2011

domenica 24 aprile 2011

MACERIE (di viaggio) // propriopasqua

(fronte qui)

(retro)

sabato 23 aprile 2011

MACERIE (di viaggio) // prepasqua


(fronte)


giovedì 21 aprile 2011

MACERIE di Pasqua

Andrò per qualche giorno in campagna, pertanto ho programmato per il periodo di assenza la pubblicazione di qualche maceria.
La pertinenza e l'interestingness di questi documenti nel contesto di MACERIE saranno da verificare in un secondo tempo, però intanto io metto online.

Cominciamo subito con questo:







































giusto per chiarire che non siamo qui a raddrizzare chiavi di Sol (to straighten G-keys)...

sabato 16 aprile 2011

promemoria

(GoogleMaps)

martedì 12 aprile 2011

MACERIE // meglio una buona domanda che tante risposte così così

Però effettivamente qui si rischia di avere solo domande; una certa tendenza a divagare sta rischiando di far perdere di vista gli obiettivi (e per chi fa fotografie è un guaio) e anche da dove siamo partiti.
In effetti.
Era arrivato il momento di rimettere insieme, per quanto possibile, alcune delle personalità nelle quali mi ero replicato, ogni volta in modo un pò diverso, nel corso del tempo: mi riferisco a quelle che ho sparso senza ritegno nella rete, a partire per esempio delle due su Flickr, di cui una è diventata co-autrice di blog, e quell'altra su Facebook, che era frutto di un processo di involuzione finalizzato ad adattarsi allo scarso spessore della piattaforma.
Effettivamente Jeremy X sono riuscito a escluderlo da Nulla, mentre mantiene una sua presenza strumentale da altre parti e la presenza su FB è diventata una via di mezzo fra quello che era prima e la personalità di partenza (semplifico, evitando di affrontare le problematiche per una definizione precisa della medesima).
Solo che nel momento in cui questo progetto, meditato a lungo, aveva sorpassato lo studio di fattibilità e si stava avviando ad una prima fase realizzativa, si è materializzata la testimonianza.
Il tema del doppio si è ripresentato in maniera abbastanza inquietante (un non-gemello, o un gemello più grande, se vogliamo) ma non poteva essere messo da parte; tutto è rimasto un pò sospeso, la tendenza a scindersi e quella a riunificarsi, a riconfluirsi, convivono, come biforcazioni di una unica pulsione primaria.
Non è il momento delle risposte, e non lo sarà finchè non avrò capito almeno qual'è la domanda giusta.

lunedì 4 aprile 2011

MACERIE // ciò che viene dopo

Titolo alternativo: quell'armonica
o anche: Back in the ČSSR.



Ecco due giovani turisti, uno all'apparenza germanico ma romano a tutti gli effetti, l'altro di origini incerte ma dall'aspetto decisamente abbruzzese; nessuno dei due poteva essere scambiato per russo, e ciò era positivo, dovendo intrattenere rapporti con i locali, nella Praga dell'84 della Repubblica Socialista Cecoslovacca.
Praghesi apparentemente non troppo disponibili nei confronti degli stranieri, per lo meno all'aperto, e più propensi ad attaccare discorso, con fare cospirativo, in certi locali dove la birra facilitava l'eloquio.
Una Praga da fotografare in bianco e nero, ben diversa da quella, eccessivamente a colori che avrei ritrovato10 anni dopo, con i McDonald's e i Pizza Hut.

Quasi ora di cena. Al ritorno da un giro nel quartiere ebraico, i due turisti sono in attesa alla fermata del tram che li avrebbe riportati in albergo. Le ombre della sera si allungano lentamente ma diventano improvvisamente protagoniste nel momento in cui, inaspettate, si spengono le luci dei lampioni ed anche le finestre delle case del centro piombano nel buio. La parola black-out è internazionale ed è l'unica comprensibile dai commenti dei passanti. In mancanza di informazioni più dettagliate, aspettare il tram a questo punto non è più realistico ed i due turisti si accingono a raggiungere a piedi la Sokolovská, l'arteria che dal centro diparte verso l'hotel. La strada è illuminata dalla residua luce serale e dai fari delle auto e di taxi liberi non ne passano.
Ci sono entità che si risvegliano nei momenti più impensati, se solo le condizioni lo permettono:

You know 'bout that babe, Lord, I had them old walkin' blues

dei due ragazzi in cammino, quello dall'aspetto abbruzzese, da sempre restio ad esibirsi in pubblico, estrae dalla tasca dei jeans la blues harp ed intona un riff, ripetendolo e variandolo di volta in volta con svisature diverse; dal buio lato opposto della strada, un gruppo di ragazzi approva ed incita commentando con frasi incomprensibili.


La Sokolovská


















Quell'armonica era una Tombo Folk Blues, un prodotto giapponese di ottima fattura.
Ne vediamo una versione aggiornata nel sito giapponese della Tombo:










Facciamo un salto nel tempo e nello spazio: 27 anni dopo, a Buenos Aires torna ad esibirsi, dopo un lungo intervallo, la Waitsed, band dedita alle cover di Tom Waits; chi non l'avesse fatto può assistere in questo video allo strumentale d'apertura del concerto. Seminascosto dal sassofonista El Guardian de la Maldita Ota, si ascolta El Gloria, ex bassista del gruppo, impegnato in un solo all'armonica. L'unico, in verità, dovendo ripiegare negli altri brani sul bongo, per ragioni di amplificazione.
Bene, quell'armonica era quell'armonica.

Regalai a El Gloria lo strumento, già usatissimo, durante un viaggio a Buenos Aires nei primissimi anni novanta, quando nè lui era El Gloria, nè io ero Milo Temesvar. Data la varietà e la quantità di strumenti musicali di cui disponeva il cugino in quell'epoca, mi sembrava atipico che non avesse una blues harp.
Ma l'ho reincontrata, nel viaggio di qualche mese fa, a casa di El Gloria, anche se in condizioni forse non ottimali:



E ho avuto modo di verificare che, in effetti, alcune note escono ancora.

(post che finisce così)